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Cittadini e vita sociale in Toscana: l'indagine di Cesvot

Martedì 1 aprile 2025

L’84% dei toscani considera i volontari persone da ammirare.  

2 milioni di cittadini si dichiarano disponibili a fare volontariato ma solo a determinate condizioni. Oltre 500mila coloro che già lo fanno.

                             Dal rapporto emerge una comunità impaurita dal deterioramento delle relazioni e dei servizi                                                                 ma pronta ad agire per il bene comune.

 

– In un contesto sociale ed economico in evoluzione, comprendere le dinamiche che caratterizzano l'impegno civico e il volontariato risulta fondamentale per orientare le politiche pubbliche e le strategie del terzo settore. Il volontariato si conferma un pilastro fondamentale della società toscana, capace di colmare il divario di fiducia tra cittadini e istituzioni e di rappresentare una risposta concreta ai bisogni emergenti della comunità. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Sociometrica per Cesvot sul rapporto tra i cittadini toscani, la partecipazione civica e il terzo settore, i cui risultati delineano uno scenario articolato e ricco di spunti di riflessione.

L'indagine demoscopica si articola in quattro aree tematiche principali: la percezione e partecipazione al volontariato; la qualità della partecipazione civica e politica; i bisogni pubblici e ruolo del volontariato; i media e formazione dell'opinione pubblica.


“Sono due milioni i cittadini toscani disposti, a determinate condizioni, a intraprendere un’esperienza di volontariato, attività che gode di un elevatissimo livello di fiducia (82,7%) nella nostra Regione. Dalle prime rilevazioni svolte sul tema dei volontari potenziali nel 2023, il numero è quadruplicato. Questa indagine conferma il grande potenziale di solidarietà e partecipazione della società toscana, ma evidenzia anche una sfida cruciale: il rischio di una crescente distanza tra cittadini e istituzioni. Il volontariato può essere il ponte per colmare questo divario, favorendo nuove forme di collaborazione e rafforzando il legame sociale. Valorizzare il terzo settore significa non solo sostenere il welfare, ma anche promuovere una cultura della partecipazione attiva e della fiducia reciproca. È necessario sviluppare modelli innovativi di integrazione tra volontariato e istituzioni, affinché l’impegno civico diventi sempre più parte di un processo condiviso di costruzione del bene comune” spiega Luigi Paccosi presidente di Cesvot. 

 

“Viviamo un momento delicatissimo, in Toscana e in Italia - sostiene il curatore della ricerca Antonio Preiti - perché da un lato cresce la voglia di partecipare, dall’altro domina una sfiducia profonda verso ogni forma di rappresentanza collettiva. Dobbiamo credere nella spinta individuale al bene comune e trasformare questa fiducia in organizzazioni nuove, credibili, all’altezza del presente”.

Un riconoscimento crescente per il volontariato

Secondo i dati raccolti, l’84,4% dei toscani considera i volontari come “persone da ammirare”, un dato in crescita rispetto al passato e indice di una crescente consapevolezza del ruolo cruciale che il volontariato riveste nel tessuto sociale. 
Quasi un terzo della popolazione toscana 31,8% dichiara di svolgere attività di volontariato, suddiviso tra forme organizzate (17,7%) e iniziative spontanee (14,1%). In valore assoluto le persone coinvolte in forme di volontariato organizzato in Toscana sono 556.310; il 28,4% svolge volontariato regolarmente, una platea di 282.869 persone che considera l’aiuto agli altri parte della propria quotidianità.

Quali sono i bisogni sociali più espressi dai toscani e dove è considerato cruciale il terzo settore?
Tra i principali risultati: supporto alle persone vulnerabili (49,3%), prevenzione e salute pubblica (41,1%), povertà e emarginazione (39,9%), integrazione e inclusione sociale (26,7%), sostenibilità ambientale (20,8%), valorizzazione della cultura (16,9%). 
Inoltre, un potenziale di crescita significativo emerge dal dato secondo cui il 74,5% di chi oggi non è attivo nel volontariato si dichiara disponibile a certe condizioni, oltre due milioni di cittadini toscani. Valore che diminuisce al 5,2%, pari a 168.832, per chi esprime una disponibilità incondizionata.

Quali sono le principali condizioni espresse per fare volontariato? 
Flessibilità nella gestione del tempo (28,3%), fiducia e reputazione dell’associazione e delle persone coinvolte (26,4%) significato e impatto dell’attività risultano determinanti per il 33,3% degli intervistati, chiarezza organizzativa di compiti e ruoli (12,3%). 

L’analisi delle motivazioni che spingono i toscani a partecipare alla vita civica e associativa rivela una forte predisposizione altruistica: 4 toscani su dieci indicano come motivazione principale per l’impegno civico il desiderio di contribuire al bene comune (43,9%).

Crisi della partecipazione politica e ruolo del terzo settore

Se il volontariato fiorisce, la partecipazione politica mostra segni di crisi: solo il 36% degli intervistati esprime un giudizio positivo sulle istituzioni, con un dato ancora più basso per le aziende private (33,1%). Il 48,1% ritiene che oggi i cittadini partecipino meno alla vita politica rispetto al passato, sottolineando un disimpegno crescente nei processi democratici tradizionali.

La percezione di deterioramento riguarda anche i servizi pubblici di welfare: il 68,9% degli intervistati ritiene che negli ultimi anni i servizi di sanità, pensioni e assistenza sociale siano diventati meno accessibili o meno efficaci.

La crescente sfiducia nelle istituzioni pubbliche trova quindi un contrappeso positivo nell’impegno civico e solidale. Il divario di fiducia tra gli organismi basati sulla gratuità e sul dono (famiglia e volontariato, con una media del 72,2% di fiducia) e quelli fondati su logiche istituzionali o di mercato (media del 34.6%) è particolarmente eloquente e preoccupante. Si delinea un quadro di “migrazione dell’impegno” dalla sfera politica tradizionale a quella dell’impegno civico e solidaristico, percepita come più efficace, trasparente e gratificante.

Digitale e democrazia: opportunità e rischi

L’indagine rileva anche un’attenzione particolare ai rischi connessi alla trasformazione digitale: l’82,3% degli intervistati percepisce le nuove tecnologie come una potenziale minaccia per i valori democratici, soprattutto a causa della disinformazione e della polarizzazione del dibattito pubblico. Tuttavia, i social media sono visti come strumenti utili per la mobilitazione e la promozione del volontariato, con il 50,2% degli intervistati che riconosce il loro ruolo positivo in questo ambito.

Verso una nuova integrazione tra volontariato e istituzioni

L'indagine sottolinea la necessità di un approccio diversificato che valorizzi il volontariato come espressione della vitalità civica, adattandone l'organizzazione alle esigenze dei volontari, e al tempo stesso ripensi il ruolo delle istituzioni pubbliche, ispirandosi ai principi di gratuità, reciprocità e prossimità per ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini. È fondamentale inoltre promuovere una governance democratica della trasformazione digitale, regolamentando le piattaforme, investendo nell'educazione ai media e sviluppando nuove forme di collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni, così da rendere l’esperienza partecipativa più significativa e capace di generare un impatto concreto.

Il Rapporto è disponibile a questo link

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